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Anche Banca d’Italia conferma, purtroppo, che il contributo alla crescita delle cosiddette riforme Renziane è sostanzialmente nullo Seppur in maniera velata e nella quasi totale indifferenza dei media che ben si sono guardati da riprendere la notizia, nelle pieghe della Relazione Annuale di Bankitalia presentata ieri a Palazzo Koch (https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/relazione-annuale/2015/rel_2015.pdf), vi è la conferma di quanto noi andiamo sostenendo da tempo, cioè che la politica economica del Governo Renzi non incide, se non in misura marginale, sull’andamento della nostra economia.

Come sempre il diavolo si nasconde nei dettagli. A pagina 50 della Relazione della Banca Centrale viene presentata un tavola molto significativa:

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La tavola analizza i principali contributi alla crescita, all’inflazione e all’occupazione dell’economia Italiana rispetto alle previsioni formulate nel gennaio 2015 dalla stessa Bankitalia nel Bollettino Economico n.1/2015 (in cui si stimava un +0,4% di PIL per il 2015 ed un più robusto +1,2% nel 2016).

Come si legge l’effetto netto delle onerose politiche di bilancio poste in atto dal Governo Renzi viene stimato pari a solo lo 0,1% del PIL nel 2015 ed allo 0,3% nel 2016. La parte del leone la fanno le politiche monetarie della BCE ed il calo prezzo del petrolio che pesano complessivamente per lo 0,3% della crescita del PIL nel 2015 e ben lo 0,8% nel 2016.

In realtà il peso sul 2015 e sul 2016 di questi due irripetibili fattori esogeni è ancora più elevato in quanto le previsioni del Gennaio 2015 già scontavano, perlomeno parzialmente, queste due determinanti (tant’è che il suddetto Bollettino Economico riportava a pag. 39 la frase seguente: “L’attività economica verrebbe sostenuta dall’orientamento espansivo della politica monetaria … e beneficerebbe inoltre della graduale accelerazione degli scambi internazionali, del deprezzamento del cambio e della flessione del prezzo del petrolio”). Tant’è che si stimava l’impatto del prezzo del petrolio sul PIL 2015 in misura pari allo 0,5% dello stesso e quello del deprezzamento del cambio allo 0,1% (che diventa +0,5% nel biennio 2015/2016). Sempre il Bollettino stimava che, nel caso di uno scenario più aggressivo di riduzione dei tassi d’interesse e di deprezzamento dell’Euro (in linea con quanto si è poi verificato sui mercati), l’impatto delle politiche monetarie sarebbe stato complessivamente pari allo 0,5% del PIL nel biennio 2015-2016. La stessa Relazione ammette che “L’effetto complessivo delle misure di politica monetaria è valutabile, sulla base delle simulazioni del modello dell’economia italiana per ciascun anno nel biennio 2015-16, in circa un punto percentuale di maggior crescita del PIL” a cui si va a sommare il +0,5% portato delle dinamiche del costo del petrolio che si confronta con la sommatoria dell’andamento del PIL registrato nel corso del 2015 (+0,8%) e previsto per il 2016 (compreso tra l’1% dell’OCSE e l’1,2% del DEF). Sommato al combinato degli effetti di calendario dovuti alle maggiori giornate lavorative nel 2015 rispetto al 2014 (che pesano +0,2% nel 2015) e seppur tenendo conto di altri fattori esogeni di segno opposto quali il calo della domanda proveniente dai paesi emergenti, equivale alla dimostrazione numerica degli impercettibili effetti dell’azioni di Governo.

Lo abbiamo scritto più volte nell’ultimo anno, lo abbiamo confermato in sede di analisi della Legge si Stabilità e del DEF 2016 (http://www.italiaunica.it/def-un-veicolo-senza-pilota/). Il Governo Renzi, al di là degli annunci trionfalistici rilanciati dalla propaganda di regime, non sta facendo nulla per incidere sull’andamento inerziale della nostra economia. Nulla sul fronte degli investimenti pubblici, la produttività, le liberalizzazioni, la pressione fiscale e burocratica sulle imprese. E anche le analisi di Banca d’Italia lo certificano, che arrivano dopo i rilievi della Commissione Europea, del Fondo Monetario Internazionale e dell’OCSE.

Renzi qualche giorno su Facebook parlava di ottimismo, fiducia ed autostima. Peccato che a fronte di ogni evidenza empirica gli unici a provare questi sentimenti in merito all’azione del suo Governo siano i membri della maggioranza che lo sostiene. Il resto degli Italiani ha un’opinione diversa.