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Riceviamo e pubblichiamo il contributo di Sergio Vettore sulle pari opportunità.

Multiculturalismo e diritto delle donne sono in “tensione”, infatti i sostenitori dei diritti “culturali” o “di gruppo” per le culture minoritarie non si soni resi conto delle considerevoli differenze di potere esistenti all’interno di queste culture, né del fatto che si tratta di differenze di genere: sono gli uomini ad avere potere sulle donne.

Per Susan Mollere Okin (Diritti delle donne e multiculturalismo. Ed. Cortina) “la sfida da raccogliere è soprattutto quella del multiculturalismo pluralista che valorizza le diversità come fatto categorico e non governabile. Così facendo difende la libertà delle comunità culturali da interferenze esterne , rischiando di diminuire la libertà delle minoranze interne a quelle comunità, soprattutto sottraendo alla visibilità la condizione formale e informale delle donne che lì abitano”. In sintesi: il riconoscimento di libertà alle comunità culturali garantisce in molti casi un controllo degli uomini sulle donne incompatibile con qualsiasi possibilità di libero governo di sé da parte loro.

Quindi, per la Okin, l’adesione acritica al multiculturalismo pluralista genera una politica del laissez-faire per i gruppi che può incoraggiare le pulsioni tiranniche interne e le specifiche dinamiche patriarcali.

In questo senso, il riconoscimento di diritti di gruppo, i limiti e le modalità su cui farlo costituiscono uno dei nodi problematici su cui si dovrebbe concentrare il dibattito multiculturalista, quando dal piano della riflessione passa al piano di politica del diritto.


La scuola perduta (Corriere della Sera e Foglio)

Percentuale di alunne non comunitarie e ordini di scuola (anno 2014/15)


Infanzia Primaria Secondaria I grado Secondaria II grado
Egitto 46,2 45,5 40 33
Senegal 47 47,3 42,5 36,8
Bangladesh 46,5 48,4 40,7 39,7
Pakistan 43,9 46,2 41,3 39,7
Tunisia 44,9 46,9 46 46,5
Sri Lanka 50,7 50,8 49,5 48,4
India 44,1 45,4 41,1 43,7
Marocco 47,5 48 49,7 48,9
Cina popolare 46,2 47,5 46,6 50,9


Secondo i dati del   Miur le studentesse egiziane , bangladesi, pachistane, alla soglia dell’adolescenza, si ritirano con più frequenza rispetto ai coetanei maschi. in media, 7 ragazze su 10 diventano neet, cioè donne che tra i 15 e i 29 anni non studiano, non lavorano, non seguono percorsi formativi. In dettaglio: 7 su 10 sono di origine egiziana, 8 su 10 le bangladesi, 7 su 10 le pakistane. Non si studia, non si lavora perché “devono imparare a essere buone madri e buone casalinghe”. Invece per che proviene da Sri Lanka, Cina, India, pur avendo bassi numeri di presenza tra i banchi, mantengono sostanzialmente invariata il rapporto fra maschi e femmine dalla scuola di infanzia alla secondaria di II grado.

Nella comunità senegalese le ragazze neet sono 7 su 10 (i ragazzi 4 su 10), 8 su 10 per le bangladesi, 7 su 10 per le pakistane: Il fenomeno neet è molto evidente anche per la comunità marocchina (la più numerosa in Italia): il 67,8% delle ragazze , sul totale della comunità femminile, tra i 15 e i 29 anni.

Per il Ministero del lavoro sono 385 179 i giovani stranieri, tra i 25 e i 29 anni, che non studiano, né cercano lavoro. L’inattività coinvolge soprattutto le donne: il 67,3%; per alcune comunità (Marocco, Bangladesh, Pakistan) la percentuale sale anche al 70%.

Per le ragazze provenienti da Egitto, Senegal, Bangladesh, Pakistan, dopo le primarie le ragazze cominciano a diminuire velocemente sino a scendere a percentuali più basse nella secondaria. Si trattata di uno scarto fra i 16 e i 13 punti percentuali rispetto alla media degli studenti non comunitari.

Molto spesso, molti genitori musulmani , poiché hanno timore “di perdere l’onore”, negano alle figlie il loro diritto all’istruzione e rimandano nei paesi d’origine: “Tu non diventerai un’infedele come le tue amiche, ora ti trovo un bravo marito musulmano”.

Esistono in Italia molte associazioni , educatori che cercano di salvare le adolescenti e garantire loro un percorso di studio e integrazione. Ma le istituzioni che fanno? Spesso davanti alla scomparsa di ragazze dai banchi di scuola , che dopo qualche mese riemergono sposate, non si interviene.

Alcuni casi:

Miriam è stata segregata in casa per mesi per aver rifiutato il matrimonio. Ha subito violenze fisiche e, alla fine, è stata ricoverata all’ospedale. Aiutata dalle associazioni, è tornata a studiare. Ora lavora. La sorella minore è invece scomparsa nel nulla.

Sara Farah (19 anni) andava a scuola di nascosto, quando il padre aveva turno di lavoro il mattino. Quando non poteva andare a scuola un insegnante le inviava testi e compiti in classe a casa, che lei eseguiva con determinazione in segreto. Ora, anche aiutata da associazioni, è inscritta alla facoltà di biologia.

Aurora Balhamra (italo marocchina) è stata picchiata da un gruppo di ragazze musulmane perché non portava il velo. Anche lei è stata tolta dalla scuola: aveva paura

Alla fine, grazie anche al sostegno dei genitori, si è inscritta in una scuola serale.

Nosheen Ahmad Butt, nel novembre scorso, le fu data la cittadinanza onoraria per meriti speciali. Nel 2010 Nosheen sopravvisse alla barbara violenza del fratello e perse la madre che aveva cercato di difenderla da un matrimonio forzato, e venne lapidata dal figlio.

Hina Sallem. Sono trascorsi 10 anni dalla morte di Hina, venne uccisa e sepolta nel giardino di casa perché si era ribellata alla famiglia, perché voleva vivere “libera” .