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Il 2015 è passato e si possono tirare le somme sull’andamento dell’occupazione: le riforme del lavoro sono state inefficienti. A fronte di un impegno di spesa di oltre 15 miliardi di euro destinati allo sgravio contributivo di 36 mesi per i nuovi assunti nell’anno appena passato (di cui sono ancora bene da individuare le coperture) abbiamo un incremento di occupazione rispetto al dicembre 2014 di sole 109.000 unità. In sostanza per lo Stato, cioè per noi tutti, ogni occupato in più rispetto al dicembre 2014 è costato la non trascurabile somma di euro 137.614,67 (in 36 comode rate). Una somma esorbitante. Destinata ad una giusta causa, ma spesa male. Un mercato del lavoro che non decolla nonostante un intervento di spesa pubblica senza precedenti dovrebbe (oltre che allarmare i più liberali) fare riflettere tutti. In primo luogo i tanti cittadini che, pur dovendo contribuire con le loro tasse a questa spesa, non ne hanno avuto alcun vantaggio. Penso non solo ai lavoratori già occupati o a coloro che sono rimasti disoccupati, ma anche agli imprenditori che nel 2015 già erano in attività ed hanno dovuto difendere le loro aziende (e i loro lavoratori) dalla concorrenza di nuove imprese nate (quasi esclusivamente) sulla scia degli sgravi contributivi del governo Renzi e della flessibilità del lavoro che le riforme hanno destinato solo ai nuovi assunti. Poi, è naturale che riflettano anche coloro che grazie agli incentivi sono stati assunti a tempo indeterminato ma sono giustamente molto preoccupati della sorte che li toccherà quando, finiti i tre anni di incentivi, potranno essere licenziati ad un costo inferiore ai benefici dello sgravio. Infine, è giusto che riflettano tutti coloro (penso in primo luogo agli imprenditori) che temono di dover mettere mano al portafoglio per coprire la mostruosa cifra di 15 miliardi necessaria a finanziare tutto questo se, come pare, le coperture non sono ancora certe.