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L’immagine del poliziotto ferito che implora pietà e viene finito con un colpo alla testa da uno dei fratelli Kouachi simboleggia un odio e una lontananza dalla civiltà che difficilmente riusciremo a toglierci dalla mente. Ed è in un certo senso l’eredità morale che Ahmed Merabet, musulmano come i suoi carnefici, e gli altri trucidati nella sede di Charlie Hebdo ci consegnano per reagire a questa mortale dichiarazione di guerra, costruita per lacerare le coscienze e imporre un fanatismo mascherato da ispirazione religiosa. Come quelle matite spezzate chiedono, bisogna reagire con la fermezza dimostrata ieri dal popolo francese, ma anche con la consapevolezza che non basta solo il dialogo.
Umberto Eco evoca sul Corriere un paragone da brivido tra Isis e nazismo, parole terribili che però vanno considerate con attenzione. Un’Europa senza guerre da decenni si ritrova sotto attacco e non deve farsi cogliere divisa. È sciocco pensare che ci siano Paesi al riparo dalla follia, così come che l’Islam sia genericamente il male. Ma soprattutto non bisogna cadere nella trappola dei terroristi: vanno isolati e colpiti duramente, senza scatenare nuovo odio.
Le speculazioni politiche erano purtroppo prevedibili e continueranno a crescere nelle prossime giornate. Tutti gli occhi e i microfoni sono puntati su Salvini e su Grillo, che già lanciano ammonimenti e ipotesi di complotto da schermi tv e blog, mentre il governo, dopo la dichiarazione di Renzi, ha fino ad ora affidato ad Alfano la voce ufficiale del timore di attentati e della necessità di alzare i livelli di protezione, in primis verso il Vaticano.
Come ha fatto la Francia, però, anche noi dobbiamo stringerci tutti assieme e non cedere alla facilità delle polemiche. Noi di Italia Unica possiamo distinguersi anche in questo, suggerendo certo, anzi pretendendo, un radicale impegno contro il terrorismo e il fondamentalismo islamico, ma senza usare questa strage come elemento di battaglia politica interna. Se dovessimo cedere alla deriva populista e agli egoismi nazionali saremmo i primi sconfitti.
Lelio Alfonso
@laelius