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La riforma costituzionale, ma anche la legge elettorale, entrata in vigore il 1 luglio è già negletta e misconosciuta un po’ da tutti. Sono stati questi i cardini dell’interessante e molto seguita presentazione, ieri a Roma, del libro di Gaetano Quagliariello e Valerio Onida, ‘Perché è saggio dire No’. Sul banco degli imputati soprattutto l’Italicum, una legge sbagliata e truffaldina, un bavaglio alla democrazia, come Italia Unica ha denunciato fin dal 2014. All’inizio il nostro era un monologo in solitudine, ma oggi perfino i padri di quella legge ne riconoscono limiti e abusi, perché, soprattutto, imbriglia in un bipolarismo che non esiste più e, con un abnorme premio di maggioranza, costringe i cittadini a essere rappresentati in modo diverso dalla loro volontà. Una situazione che naturalmente ingrossa il fiume della antipolitica e della rabbia antisistema. Lungo queste direttrici si è sviluppato il dibattito di ieri sera, al quale hanno partecipato anche Stefano Parisi, Anna Finocchiaro e Antonio Polito. Unanime il riconoscimento delle responsabilità di Matteo Renzi, sia nel disegnare la legge elettorale per assicurarsi la vittoria (ora niente affatto scontata con il sorgere del tripolarismo) che nel personalizzare il referendum costituzionale.
Molto contestato anche il metodo di approvazione sia della legge elettorale che della riforma Boschi, un pasticcio tale, secondo Onida, che piuttosto sarebbe meglio non toccare proprio nulla della Costituzione.
Secondo Onida, infatti, le leggi costituzionali vanno maneggiate in modo diverso dalle altre. “Dire ‘abbiamo i voti’ non basta, ci deve essere una larghissima maggioranza perché le regole sono appannaggio di tutti”, ha sottolineato nel corso del dibattito, criticando soprattutto l’estrema centralizzazione dei poteri.
Dal suo punto di vista di candidato sindaco di Milano, Parisi ha offerto l’approccio amministrativo al No: questa riforma, ha sostenuto, toglie ogni possibile responsabilità agli amministratori locali, nel bene e nel male.
Ad Anna Finocchiaro che, come esponente del PD e presidente della commissione Affari Costituzionali del Senato, ha difeso queste riforme e rimproverato a Quagliariello di essersi ‘sfilato’ a metà percorso, l’ex ministro ha sottolineato la mutazione genetica della maggioranza avvenuta in corso d’opera è politicamente, a suo giudizio, inaccettabile. “Ho provato a dare un contributo, ma a ogni passaggio parlamentare si è creata una frattura in più e qualcuno è andato via. Alla fine del percorso ci troviamo con un Paese spaccato in due nelle regole e con i principi messi da parte. Si è andati avanti per trasformismi successivi. E di questo una responsabilità del governo c’è ed è oggettiva. Le successive maggioranze fino all’elezione del Presidente della Repubblica e oltre erano sintomo di debolezza. Fin dal primo passaggio parlamentare ho avvertito degli errori. Quando si è arrivati alla ennesima maggioranza diversa, ho detto basta. Questa riforma è un capolavoro di astuzia e arroganza, ma che non c’entra niente con le riforme costituzionali”.
In questo quadro e con queste basi, da settembre quelli che sono contro questa riforma costituzionale e questa legge elettorale, in testa Italia Unica e Idea e i lodo amministratori, lavoreranno senza sosta per formare Comitati per il No che serve, civici e riformatori, su tutto il territorio e raccordarsi con le altre formazioni per il No al referendum. Con una avvertenza preliminare: se vince il no non c’è il diluvio, la catastrofe, l’apocalisse, ma il paese potrà riflettere e discutere più serenamente di proposte davvero utili e sagge. In modo che la prossima legislatura sia davvero costituente.