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Il ministro della Giustizia Orlando, non pago degli interventi spot sin qui messi in campo dal Governo per provare a risolvere l’incancrenita lentezza dei processi civili, si cimenta in nuove interviste preannunciando altre miracolistiche formule per abbattere il carico giudiziario e così evitare le costosissime sanzioni europee.

Senza, dunque, essere sfiorato dall’ambizione di ragionare su una riforma organica del sistema giustizia, come da sempre noi di Italia Unica proponiamo per evitare di aggiungere disfunzioni a disfunzioni e perplessità applicative e interpretative del diritto alle tante già immesse con le tante frettolose e inefficaci riformette sin qui approvate, il ministro Orlando nuntia nobis gaudium magnum: un pool di neolaureati a sostegno dei magistrati e benefits agli avvocati che compongano le liti senza arrivare in tribunale.

A questo punto, un dubbio sorge spontaneo: il guardasigilli avrà una seppur vaga idea del valore sociale e costituzionale del diritto di difesa o del diritto ad un equo processo?

Sembra, infatti, che orami la forsennata corsa in stile renziano risponda, anche in una materia tanto delicata e socialmente sensibile come la Giustizia civile, solo a criteri statistici e ragionieristici che consentano di sbandierare, con mirata tempestività, mirabolanti risultati numerici, senza alcuna consapevolezza della realtà dei problemi e delle garanzie in gioco.

Dopo le confuse, poco incisive e cacofoniche misure di “degiurisdizionalizzazione” e di “dematerializzazione” della Giustizia civile, ora dobbiamo persino attenderci una sorta di “precarizzazione” degli uffici giudiziari, con il coinvolgimento a cottimo di neo-laureati o comunque di soggetti senza alcuna esperienza o specifica competenza per coadiuvare (come?) il magistrato nell’evasione delle cause, accompagnata da una sorta di “commercializzazione” della
funzione forense, con una sostanziale mortificazione del ruolo sociale e costituzionale dell’avvocatura, così relegata su di un piano meramente economico e quasi mercenario pur di evitare allo Stato di assolvere ai propri doveri di giustizia.

Ancora, dunque, metodo e merito delle ipotesi di riforma prospettate dal Governo Renzi in materia di Giustizia civile e così entusiasticamente annunciate dal ministro di turno, dimostrano un approccio privo della necessaria visione d’insieme e nessuna reale consapevolezza dei valori come del senso profondo delle garanzie che presiedono e sottintendono alla costruzione del nostro sistema giuridico e processuale.

Ancora una volta, perciò, noi di Italia Unica siamo costretti a criticare certe scelte e certi progetti, non per il mero gusto di una censura pregiudiziale tout court, ma perché pienamente avvertiti della pochezza nel merito di quanto sin qui fatto e della inadeguatezza anche culturale di quanto si intenda fare, a fronte di esperienze e competenze maturate sul campo più che di teorie e teoremi di riforma elaborati da qualche funzionario che nulla o ben poco conosce della realtà della aule di giustizia.

Allora, perché la Giustizia civile esca dallo stato disastrato in cui versa, meno incentivi e più opere di bene, Ministro Orlando. Ma di quelle opere che servono davvero, ai magistrati, agli avvocati e, soprattutto, ai cittadini.