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Roma, 6 settembre 2016


  • È venuto il momento di decidere insieme cosa fare della nostra Italia Unica dopo oltre due anni di lavoro generoso da parte di migliaia di donne e uomini in tutta Italia. Come ci siamo detti a fine giugno, è necessario chiarire in modo netto il futuro delle nostre attività.
  • Abbiamo dedicato anni importanti della nostra vita ad un campo che tutti noi consideriamo fondamentale per il futuro nostro, dei nostri figli e del nostro Paese, ma che molti di noi praticavano per la prima volta: la politica.
  • Lo abbiamo fatto con grande passione e mettendoci il meglio di noi senza chiedere in cambio nulla a nessuno: l’abbiamo fatto per senso del dovere, ma soprattutto perché ci abbiamo creduto fino in fondo.
  • Ci siamo fatti un gran mazzo, ma lo abbiamo fatto con entusiasmo e generosità, senza mai pentircene. Abbiamo girato l’Italia, scritto documenti, fatto interventi “scomodi” per molti, ma sempre nell’interesse del Paese, il nostro vero e unico obiettivo.
  • Lo dico con gratitudine ai tantissimi che ci hanno regalato la loro competenza e la loro esperienza. A tutti coloro che con l’esempio hanno dimostrato di volersi impegnare per cambiare sul serio il nostro Paese senza nulla pretendere. A coloro che ci hanno messo in contatto con Italie sconosciute e vitali nelle oltre 100 tappe del nostro giro d’Italia.
  • L’Italia è piena di generatività: genitori capaci di costruire futuri non convenzionali per i loro figli, imprenditori innovativi e competitivi a livello globale, operatori del terzo settore campioni di sussidiarietà e con il coraggio di opporsi alle peggiori violenze, servitori dello Stato nella scuola, nella sanità, nelle forze di polizia e nei tribunali, professionisti e lavoratori autonomi resilienti a qualsiasi crisi.
  • Ora dobbiamo decidere come mettere a frutto tutto questo lavoro che abbiamo fatto insieme, con serietà e senza compromessi al ribasso e senza accettare né vincoli né limiti di alcun genere. E prendendo onestamente atto che non tutto è andato come avremmo voluto.
  • Alle elezioni amministrative ci siamo battuti in modo coraggioso, senza appoggi o compromessi. Io stesso ho proposto a Milano un programma ambizioso e di grande spessore. Un programma che ho poi messo a disposizione di chi poteva e voleva creare una vera alternativa.
  • Abbiamo cercato di seguire in parecchi altri comuni l’impostazione milanese: programma liberale, guida moderata, coesione del centro destra. In alcuni casi ha funzionato e il nostro ruolo è stato importante, ma il bilancio complessivo, lo sappiamo tutti, non è positivo.
  • In molti partiti si stapperebbe champagne per avere eletto quasi cento amministratori e ottenuto in vari comuni percentuali notevoli. Ma noi siamo diversi anche in questo, non ci possiamo accontentare di essere un ennesimo piccolo partitino.
  • Cosa vi propongo a questo punto per il futuro di IU ?
  • Noi siamo certi che le proposte di IU per l’Italia elaborate in questi anni, racchiuse nel libro “Io Siamo” e presentate alle elezioni amministrative siano ciò di cui il Paese ha bisogno e il nostro programma per l’Italia sia un patrimonio prezioso che tutti noi tuteleremo e porteremo avanti.
  • Così come siamo certi che sia necessario costruire un polo liberal-popolare a guida moderata con un programma di fortissime riforme. Guai invece a pensare che il centro destra utile per l’Italia debba essere disegnato come un destracentro a trazione estremista o addirittura lepenista: autorelegherebbe lo stesso centrodestra ad un ruolo rumoroso, ma marginale e ridurrebbe il confronto politico nazionale a un derby tra Partito della Nazione e Cinquestelle.
  • Come IU abbiamo dimostrato certamente una capacità organizzativa superiore a quella di molti partiti presenti in Parlamento: abbiamo superato i 6000 tesserati e abbiamo dato vita a oltre 150 Porte in quasi tutte le province italiane. Non poche tra le nostre Porte hanno saputo svolgere nei loro territori un ruolo di presenza e di proposta rilevante e gli oltre 200 Comitati per il No-Che-Serve che già sono stati costituiti ne sono una riprova.
  • Siamo persone serie e dobbiamo guardare in faccia la realtà: abbiamo deciso di fare politica seriamente puntando su un reale cambiamento e su soluzioni ambiziose e coraggiose per rilanciare il Paese e ridare serenità agli Italiani. Non abbiamo mai ricercato nè accettato facili compromessi per trovare a tutti i costi un posto al sole.
  • Abbiamo sempre condiviso, dalla nostra Assemblea Fondativa ai momenti decisivi della vita di IU il progetto e gli obbiettivi. Le nostre proposte hanno fatto discutere, alcune sono state copiate e ne siamo lieti, altre sono state ignorate e ci dispiace. Molte sono state considerate troppo ambiziose da una classe politica e dirigente senza abbastanza coraggio.
  • Abbiamo dato voce a quella parte degli Italiani che vogliono un vero e profondo cambiamento del nostro Paese non quello solo apparente del Partito della Nazione, non quello distruttivo dei Cinquestelle. Ma non siamo riusciti a fare di IU un movimento sufficientemente forte. I risultati elettorali e di radicamento che abbiamo raggiunto non sono       tali da giustificare lo sforzo che stiamo facendo. Il modello operativo che ci siamo dati non è per altro ulteriormente sostenibile: le fonti di finanziamento esterne si sono dimostrate di livello molto limitato e personalmente ho investito tutto quello che potevo metterci.
  • Le cause di quanto è accaduto? Forse non era il tempo giusto per una proposta incentrata su programmi di cambiamento profondo e, forse, la scorciatoia populista ha oggi presa maggiore rispetto al ragionamento.
  • Si può essere popolari senza essere populisti: come altro si potrebbe definire se non “popolare” il nostro programma di aiuti alle famiglie con figli, di lotta alla povertà, di un Terzo Settore più forte o di dimezzamento delle tasse per le aziende che investono e assumono o di azzeramento delle penali per i cittadini e le imprese oneste ma incolpevolmente morose con il fisco ?
  • Altre cause, altrettanto importanti, le dobbiamo certamente cercare al nostro interno. Non in tutte le parti d’Italia abbiamo saputo attirare e selezionare persone sufficientemente capaci e disponibili e molti nostri presidii territoriali non hanno dimostrato abbastanza vitalità. Sicuramente ci sono stati anche degli errori nell’organizzazione centrale delle nostre attività e di tutti me ne prendo innanzitutto io la responsabilità.
  • Dunque, ora, di fronte a noi abbiamo fondamentalmente due possibili alternative:
    • Far confluire IU in un partito esistente o in un altro movimento.
    • Uscire di scena come movimento politico, affidando ai nostri appassionati “unici” la libertà – ma anche la responsabilità – di portare avanti le battaglie e le idee laddove c’è terreno fertile.
  • La prima alternativa – confluire – la vedo come una forzatura “tecnica” rispetto ad una identità politica effettivamente “unica”. Ci sono certo persone e movimenti che sentiamo vicini e verso i quali abbiamo mostrato simpatia, ma convergere sarà una scelta di ciascuno e non una operazione a tavolino.
  • Vi propongo caldamente la seconda strada perché tutela la nostra identità, il senso stesso dell’impegno che abbiamo portato avanti e permette di mantenere alte alcune nostre “bandiere” nell’interesse del Paese e nelle tante forme in cui questo è possibile.
  • Prima di tutte la “bandiera” della riforma elettorale e costituzionale per la quale ci siamo battuti per oltre due anni, arrivando addirittura ad imbavagliarci di fronte a Montecitorio quando quasi tutte le forze politiche lasciavano succedere il disastro al quale oggi è necessario rimediare. I Comitati per il No-Che-Serve che abbiamo creato in tutta Italia, oggi sono in buona compagnia sul fronte del NO, ma all’inizio eravamo soli nella nostra opposizione all’Italicum e alle riforme costituzionali che consideriamo sbagliate nel merito prima ancora che nel metodo.
  • Con i Comitati per il No-Che-Serve non ci limitiamo a dire NO, ma come sempre proponiamo cosa fare in alternativa. Critica e proposta: IU in questi due anni è stata fuori dal coro con critiche robuste all’attuale Governo – e purtroppo i risultati ci danno ragione – ma le critiche sono sempre state accompagnate da proposte costruttive e sostenibili.
  • Nei prossimi giorni a Matera faremo valere con forza le nostre critiche e le nostre proposte: maggioritario a doppio turno di coalizione, collegi elettorali uninominali e monocameralismo perfetto
  • Ringrazio Gaetano Quagliariello per quanto sta facendo in qualità di Presidente del Comitato Nazionale del No-Che-Serve che insieme abbiamo costituito per dire NO a riforme sbagliate e a compromessi al ribasso, e per dire SÌ a cambiamenti radicali per dare soluzione ai problemi degli Italiani.
  • Tra i fondatori del Comitato nazionale ci sono anche il nostro coordinatore nazionale e il nostro responsabile organizzativo, ma anche altre figure di primo piano di IU, così come sul territorio sono stati i nostri dirigenti a muoversi per primi.
  • A tutti loro va il mio e il nostro grazie. Così, ancora una volta, abbiamo dimostrato che non c’è bisogno di un vessillo partitico per sostenere battaglie ideali e concrete, ma che lo si può e lo si deve fare unendo le forze e le idee.
  • Sono certo che questi Comitati possano essere il lievito di altre iniziative e il terreno fertile per dar vita ad ulteriori aggregazioni capaci di arricchire il panorama politico italiano soprattutto sul fronte liberal-popolare che ne ha così tanto bisogno.
  • Ma oltre ai Comitati per il No-Che-Serve continuerà l’impegno di ciascuno di noi a far succedere le proposte che in tutti i campi abbiamo messo a punto per creare lavoro, ridurre il disagio sociale, ammodernare il nostro Paese.
  • In questo senso guarderemo con interesse a tutto ciò che va nella direzione degli ideali di IU e mettiamo a disposizione nostri programmi e il grande lavoro di analisi e proposta che abbiamo accumulato. Sono certo che non mancherà l’appoggio degli aderenti di Italia Unica a chi si riconoscerà nei punti salienti del nostro “Decalogo per rilanciare l’Italia”.
  • Io personalmente voglio continuare ad essere utile al mio Paese come so di esserlo stato da manager, da imprenditore, da servitore dello Stato e anche da Presidente di Italia Unica. Con indipendenza di giudizio e libertà di pensiero. Non sono ancora sicuro di quello che farò, ma la proposta che ho presentato per rilanciare il Monte dei Paschi di Siena va in questa direzione.
  • In questi anni ho svolto a tempo pieno il ruolo di Presidente di Italia Unica – non ci può essere part time in un ruolo come questo – ma oggi sento di non poter dare più il meglio di me in questa funzione.
  • Pertanto mi presenterò dimissionario da tutti gli incarichi insieme ai membri del Comitato Esecutivo ad una Assemblea da convocare in tempi brevi per deliberare lo scioglimento formale di IU. Lo faccio e lo facciamo con grande riconoscenza nei confronti dei tanti che si sono impegnati con competenza e generosità e con altrettanto rincrescimento per non averli portati ai risultati sperati.
  • Vi propongo di concludere qui l’esperienza di IU come movimento politico mettendo la nostra energia di persone per bene al servizio dei Comitati per il No-Che-Serve e per realizzare a livello nazionale e locale la nostra visione dell’Italia e le nostre soluzioni per rilanciarla. Continueremo a tenerci vicini.
  • Non siamo riusciti a convincere abbastanza Italiani che la nostra Italia sta scivolando verso la povertà e che serve un cambiamento fortissimo per riportare fiducia e speranza nel Paese. Abbiamo voluto dare un esempio concreto di politica seria, competente e generosa. Non siamo riusciti a far “passare” questo tipo di cambiamento fatto di ambizione e di coraggio, ma possiamo essere orgogliosi di come ci siamo comportati, dell’esempio che abbiamo dato e della passione che ci abbiamo messo. IU è stata utile ad arricchire il confronto nel Paese e il tanto lavoro che insieme abbiamo realizzato – possiamo esserne certi – servirà ancora in futuro.
  • Il Decalogo per rilanciare l’Italia

  • La visione, i problemi e le soluzioni per la nostra Italia

  • Italia Unica si ferma. Non le sue idee